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Excremental value. Piero Manzoni’s ‘Merda d’artista’
John Miller
“Tate etc.”, issue 10, Summer 2007

John Miller propone un’analisi della Merda d’artista orientata al repertorio freudiano-marxista della repressione e al feticcio della merce. L’autore sembra mettere l’opera, distaccata dal resto del corpus di creazioni manzoniane, al servizio delle proprie ipotesi sul rapporto tra prezzo e valore nell’arte, non facendo accenno alla materialità della merda come componente fondamentale della vita, del corpo e del tempo, che sono gli assi principali attorno ai quali Manzoni ha sviluppato l’insieme del suo lavoro

Nell’articolo appare una leggenda, “fake” ricorrente purtroppo quando si parla di Piero Manzoni…

Falso! 

“...ha fatto questo lavoro in risposta a una provocazione da parte di suo padre: “Il tuo lavoro è una merda”. Poiché suo padre gestiva una fabbrica che produceva conserve di carne, Manzoni, in effetti, lo ripagò in natura. (...)”

Vero

La famiglia di Piero Manzoni non è mai stata proprietaria di nessuna fabbrica che producesse carne in scatola e il padre di Piero muore nel 1948, quando il ragazzo ha appena quindici anni. Difficile che il padre abbia mai potuto considerare “merda” la sua arte, visto che Piero diventa un artista molti anni dopo la morte del genitore

 

John Miller suggests an analysis of Merda d’artista (Artist’s Shit) oriented to a Freudo-Marxist repertoire of repression and the fetish of merchandise. The author seems to put Merda d’artista, detached from the set of Manzoni’s work, at the service of his own hypotheses about the relationship between price and value in art. Thus, he neglects the coherence of Manzoni’s investment in the materiality of shit as a fundamental component of life, body and time, which are the main axes around which Manzoni developed the set of his work

A “fake” appears in the article, which unfortunately often recurs in texts referred to Piero Manzoni...

False! 

“...he made this work in response to a taunt from his father: “Your work is shit.” Since his father ran a factory that produced canned meats, Manzoni, in effect, paid him back in kind. (...)”

True

Piero Manzoni’s family has never owned any factory that produced canned meat and Piero’s father died in 1948, when the boy was just fifteen. It is unlikely that his father ever considered his art “shit”, given that Piero became an artist many years later his dad’s death

 


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